Le monete da 3 centesimi datate 1826 furono coniate nel 1859, in 68.000 pezzi, e nel 1860, in 71.158 pezzi [Simonetti II, p. 348].
Secondo Marchisio [1907b, p. 587], dal resoconto del Ministero del Tesoro apparirebbe che la zecca di Firenze aiutò quella di Bologna nella battitura di queste monete da 3 centesimi, a nome di Carlo Felice, coniandone 189.000 pezzi, per un valore complessivo di 5.670 lire. Tutavia, il Galeotti [1930, p. 503] afferma che nei documenti d'archivio non si riscontra alcuna traccia della produzione in oggetto, ribadendo che sarebbe del tutto presumibile che, se queste monete fossero state realmente coniate a Firenze, un qualche accenno si sarebbe fatto.
I conî delle monete da 5 centesimi, 3 centesimi e 1 centesimo datati 1826, forniti dalla zecca di Torino, furono usati a Bologna, negli anni 1859 e 1860 dal Governo delle Regie Provincie dell'Emilia, per coniare degli spiccioli, a nome di Vittorio Emanuele II, che soddisfassero il bisogno di moneta corrente e il desiderio della popolazione che non voleva più usare le monete papali [CNI I, p. 447, nota dopo il n. 50]. Quest'ultime monete si distinguono da quelle coniate nel 1826 sotto Carlo Felice per la mancanza, nel rovescio, del marchio di zecca.