Pagani [1982, p. 11, n. 107], ripreso poi da altri autori, cataloga la seguente moneta, riprendendola dal Dotti, Rolla [1927, p. 44, n. 113], che non cita alcuna fonte e verosimilmente si rifà al quantitativo indicato da Carboneri [1915b, pp. 858-859, tab. B]: 1 lira 1830 Genova (59.910 pezzi coniati). Questa moneta non è stata catalogata né da Promis [II] né dal CNI [I]; inoltre, di questa moneta non si conosce alcun esemplare e si ritiene che il quantitativo di produzione segnalato da da Carboneri [v. supra] sia stato usato per coniare, in quell'anno, monete da 1 lira in argento con date differenti.
Le monete da 1 lira in argento furono coniate, complessivamente dal 1823 al 1830, in 3.393.335 pezzi, per un totale di 3.393.335 lire, esclusi i pezzi previsti per la lira del 1825 per Genova di cui non si conosce il quantitativo [Carboneri 1915b, pp. 854-859, tab. B]. Le monete datate 1828 per Torino con la p in ovale furono coniate, presumibilmente, nel 1830 in quanto in quell'anno Andrea Podestà (identificato dal marchio "P" in ovale) subentrò a Filippo Lavy (identificato dal marchio l in losanga) quale direttore della fabbricazione della zecca di Torino.
Tra le monete aventi la legenda del contorno composta dai tre motti fert, in incuso tra nodi e rosette, se ne possono trovare alcune in cui, seppur raramente, per la consunzione, deformazione o rottura, dovuta all'usura delle lettere f, e, r e t poste in incuso sulla ghiera, uno, due o tutti i tre motti si presentano alterati in fekt, fent, fept, feri, ffkt, ffrt, fih, fikt, fkrt, iiki o iirt. Più frequentemente, invece, può capitare che, per l'errata disposizione della ghiera, vi siano delle monete che presentano la legenda del contorno impressa al contrario, ossia quando i tre motti fert appaiono capovolti rispetto alla faccia del dritto.