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Carlo Felice di Savoia (1821-1831) · Regno di Sardegna

20 lire · 1821-1831

Scudo triangolare rialzato · ø 21 mm · 6,42/6,45 g · Au

Carlo Felice di Savoia 1821 1831 Regno di Sardegna 20 lire 1821 1831 Scudo triangolare rialzato 21 mm 6,42 6,45 g Au dritto
Carlo Felice di Savoia 1821 1831 Regno di Sardegna 20 lire 1821 1831 Scudo triangolare rialzato 21 mm 6,42 6,45 g Au rovescio
  • Note tipologia keyboard_arrow_down

    Il CNI [I, p. 448, n. 74], ripreso poi da altri autori, cataloga una moneta da 20 lire 1829 per Torino con il marchio l in losanga, di cui non si conosce alcun esemplare (occorrerebbe verificare l'esemplare segnalato nella collezione reale), e non cita invece quella con il marchio p in ovale, moneta reperibile con discreta facilità. A tale proposito occorre segnalare che il CNI, dopo avere ben descritto una moneta di riferimento, cataloga tutte le altre monete che seguono o con l'abbreviazione "Id." di idem o con la semplice indicazione della località ospitante la zecca. Quindi, è del tutto plausibile l'ipotesi che, in fase di catalogazione non si sia tenuto conto del cambio di marchio del direttore della fabbricazione della zecca di Torino, che nel 1830 divenne Andrea Podestà (identificato dal marchio p in ovale) in luogo di Filippo Lavy (identificato dal marchio l in losanga), oppure che gli autori che si sono riferiti al CNI, proprio in virtù di una non agevole consultazione del testo, non abbiano catalogato correttamente questa moneta. Noi riteniamo che la moneta in oggeto, catalogata dal CNI [v. supra], possa essere, in realtà, quella con il marchio p in ovale; inoltre, riteniamo che la moneta in oggetto, proprio in virtù della presenza di tale marchio, possa essere stata coniata almeno nel 1830. La presenza di un esemplare di questa moneta nel catalogo dell'asta Varesi n. 6 del 1986, senza alcuna immagine a supporto, costituisce un errore di composizione grafica.

    Pagani [1982, p. 9, n. 55, 59, 60-61], ripreso poi da altri autori, cataloga le seguenti monete, riprendendole dal Dotti, Rolla [1927, pp. 40, 43, nn. 36, 90, 92-93], che non cita alcuna fonte e verosimilmente si rifà ai quantitativi indicati da Carboneri [1915b, pp. 824-827, tab. A]: 20 lire 1828 Genova (quantitativo coniato sconosciuto), 20 lire 1830 Genova (3.270 pezzi coniati), 20 lire 1830 Torino (con il marchio l in losanga, compresi nel quantitativo dei pezzi con il marchio p dello stesso anno) e 20 lire 1831 Genova (quantitativo coniato sconosciuto). Tutte queste monete non sono state catalogate né da Promis [II] né dal CNI [I]; inoltre, di queste monete non si conosce alcun esemplare e si ritiene che i quantitativi di produzione segnalati da Carboneri [v. supra] siano stati usati per coniare, in quegli anni, monete da 20 lire in oro con date differenti, ad eccezione dei pezzi del 1831 per Genova che, verosimilmente, furono coniati con l'effigie di Carlo Alberto in 16.189 pezzi. L'esemplare del 1828 per Genova, segnalato in passato da alcuni come presente nel Medagliere del British Museum di Londra, in realtà non esiste.

    Le monete da 20 lire in oro furono coniate dal 1821 al 1831, complessivamente, in 612.510 pezzi, per un totale di 12.250.200 lire, compresi i pochi pezzi datati 1821 coniati sotto Vittorio Emanuele I e quelli datati 1831 coniati sotto Carlo Alberto. Dal presente conteggio sono esclusi i pezzi previsti per il 20 lire del 1829 per Genova, di cui non si conosce il quantitativo [Carboneri 1915b, pp. 822-827, tab. A].

    Tra le monete aventi la legenda del contorno composta dai tre motti fert, in incuso tra nodi e rosette, se ne possono trovare alcune in cui, seppur raramente, per la consunzione, deformazione o rottura, dovuta all'usura delle lettere f, e, r e t poste in incuso sulla ghiera, uno, due o tutti i tre motti si presentano alterati in fekt, fent, fept, feri, ffkt, ffrt, fih, fikt, fkrt, iiki o iirt. Più frequentemente, invece, può capitare che, per l'errata disposizione della ghiera, vi siano delle monete che presentano la legenda del contorno impressa al contrario, ossia quando i tre motti fert appaiono capovolti rispetto alla faccia del dritto.


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