Pagani [1982, p. 10, n. 80], ripreso poi da altri autori, cataloga la seguente moneta, riprendendola dal Dotti, Rolla [1927, p. 43, n. 101], che non cita alcuna fonte e verosimilmente si rifà al quantitativo indicato da Carboneri [1915b, pp. 858-859, tab. B]: 5 lire 1831 Genova (450.952 pezzi coniati). Questa moneta non è stata catalogata né da Promis [II] né dal CNI [I]; inoltre, di questa moneta non si conosce alcun esemplare e si ritiene che il quantitativo di produzione segnalato da Carboneri [v. supra] sia stato usato per coniare, in quell'anno, le corrispettive monete da 5 lire in argento emesse sotto Carlo Alberto.
Le monete da 5 lire in argento furono coniate dal 1821 al 1831, complessivamente, in 9.350.504 pezzi, per un totale di 46.752.520 lire, compreso l'esiguo quantitativo di pezzi datati 1821, coniati sotto Vittorio Emanuele I, e quelli datati 1831 per Torino, coniati sotto Carlo Alberto. Dal presente calcolo è stato omesso il quantitativo previsto per la moneta datata 1831 per Genova [Carboneri 1915b, pp. 854-859, tab. B].
Tra le monete aventi la legenda del contorno composta dai tre motti fert, in incuso tra nodi e rosette, se ne possono trovare alcune in cui, seppur raramente, per la consunzione, deformazione o rottura, dovuta all'usura delle lettere f, e, r e t poste in incuso sulla ghiera, uno, due o tutti i tre motti si presentano alterati in fekt, fent, fept, feri, ffkt, ffrt, fih, fikt, fkrt, iiki o iirt. Più frequentemente, invece, può capitare che, per l'errata disposizione della ghiera, vi siano delle monete che presentano la legenda del contorno impressa al contrario, ossia quando i tre motti fert appaiono capovolti rispetto alla faccia del dritto.