Secondo Promis [I, p. 352], le monete da 5 lire in argento del 2° tipo furono coniate nel 1821 in 36.972 pezzi, per un totale di 184.860 lire. Carboneri [1915b, pp. 854-855, tab. B], invece, sostiene che questo scudo fu emesso in 34.618 pezzi, per un totale di 173.090 lire, di cui parte (pochi pezzi) con l'effigie di Vittorio Emanuele I e parte con quella di Carlo Felice, succedutogli in quell'anno a soli tre mesi dalla Regia Patente che ne autorizzò l'emissione.
Tra le monete aventi la legenda del contorno composta dai tre motti fert, in incuso tra nodi e rosette, se ne possono trovare alcune in cui, seppur raramente, per la consunzione, deformazione o rottura, dovuta all'usura delle lettere f, e, r e t poste in incuso sulla ghiera, uno, due o tutti i tre motti si presentano alterati in fekt, fent, fept, feri, ffkt, ffrt, fih, fikt, fkrt, iiki o iirt. Più frequentemente, invece, può capitare che, per l'errata disposizione della ghiera, vi siano delle monete che presentano la legenda del contorno impressa al contrario, ossia quando i tre motti fert appaiono capovolti rispetto alla faccia del dritto.