20 lire d'oro, coniato nel 1875 a Roma · Oro (Au) 900‰ · ø 21 mm · peso 6,42/6,46 g · asse di conio a 180° · 51.018 pezzi prodotti · Non Comune
VITTORIO EMANUELE II
Testa del re volta a sinistra; sotto il collo, FERRARIS. Nell'esergo, 1875.
REGNO / D'ITALIA
Scudo sabaudo della croce coronato, con appeso il collare dell'ordine della Santissima Annunziata, tra due rami di alloro legati in basso con nastro. Nell'esergo, R L • 20.
Godronato
Dal 1861 al 1873, l'esercizio delle zecche fu ceduto in appalto, dopodiché fu assunto definitivamente dallo Stato, che vi provvide direttamente con proprio personale. Il RD 288/1861 prescrisse i termini dell'appalto generale della monetazione d'oro e d'argento del Regno, rimasero deliberatarii, per la zecca di Torino, la Banca Nazionale; per quella di Napoli, la società Estivant di Parigi; per quella di Milano, la ditta Talanger et Cie di Parigi. Inoltre, fu effettuato un appalto (a cui ne seguirono altri) per la fornitura di 8 milioni di pezzi di bronzo da centesimi 10, che si aggiudicò la ditta Oeschger et Mesdach et Cie di Parigi, con fonderia e laminatoio a Biache Saint-Vaast. Tuttavia, a principiare dal 1862, l'esercizio temporaneo di tutte le zecche fu assunto, in forza della Convenzione del 21 dicembre 1861, dalla Banca Nazionale, che lo tenne fino al 31 dicembre 1873: le monete, che portano il monogramma composto dalle iniziali bn (Banca Nazionale), sono appunto di questo periodo. Se ne hanno però ancora col millesimo 1874 e 1875, perché l'appalto della zecca di Milano da parte della Banca Nazionale cessò definitivamente soltanto allo scadere di quest'ultimo anno [Carboneri 1915b, pp. 287-288]. Per quanto concerne, invece, la zecca di Napoli, il controllo completo passò alla Banca Nazionale solo dopo il 10 gennaio 1863, quando la società Estivant consegnò l'ultimo quantitativo di monete che si era impegnata a produrre [Mastroianni Bovi 1989, p. 433].
In deroga alle disposizioni contenute nel RD 16/1861, fu concesso che il direttore della zecca di Firenze continuasse ad apporre sulle monete il proprio marchio, costituito da un monte da sei cime caricato da una banda. Infatti, il Ministero acconsentì "che si proseguisse all'antica costumanza, avvertendo però che le monete dovevano sempre portare la lettera caratteristica f come distintivo officiale delle monete delle quali il Governo commetteva e autorizzava la coniazione". Lettera del 7 novembre 1861, Archivio della zecca, F. 41,5 e F. 39 [Galeotti 1930, p. 503, nota 2]. Pertanto, contrariamente da quanto affermato da Simonetti [III, p. 32, nota 9], la lettera ministeriale succitata si riferisce alla sola lettera f, presente nelle monete in argento da 1 lira e da 50 centesimi regolarmente decretate, e non alle monete in argento da 5 lire, che, invece, presentano la scritta firenze ed i cui tipi non sono stati autorizzati da alcun decreto del regno d'Italia.
Le monete da 20 lire in oro furono coniate dal 1861 al 1878, complessivamente, in 11.831.685 pezzi, compresi i pezzi del 1870 per Roma e del 1872 per Milano, di cui non si conoscono i quantitativi, e i 61.204 pezzi coniati a Milano nel 1875 con date differenti. Il valore totale delle emissioni è stato pari a 236.633.700 lire [Carboneri 1915b, pp. 836-839, tabb. A, A1].
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