Le prime monete da 20 lire in argento del tipo "Littore e Italia genitrice" furono emesse il 26 ottobre 1927 [MdF 1940, p. 33], in occasione della celebrazione del VI annuale della Marcia su Roma e portano, col millesimo 1927, le indicazioni dell'anno VI dell'era fascista [Lanfranco 1933c, p. 276].
In occasione dei nuovi conî col millesimo 1928, fu dato incarico all'incisore capo di apportare lievi ritocchi, sul dritto, all'effigie del Sovrano segnatamente nel collo e sulla fronte. Queste varianti, che ebbero l'approvazione dell'autore dei modelli, senza alterare la composizione, si prefiggevano lo scopo di conferire al re un aspetto più riposato e di togliere alcune rughe che si prestavano a critiche sgradevoli [ibid.].
Queste monete, il cui potere liberatorio per i pagamenti tra privati fu fissato a 1.000 lire [MdF 1940, p. 59, tab. II], non incontrarono, però, il favore del pubblico; infatti, a causa essenzialmente del rapporto tra il peso ed il diametro, questa moneta risultò sottile ed il suono non gradito. Nell'intento di eliminare tali difetti, conservando, peraltro, la quantità del contenuto di fino, il 24 maggio 1928-VI fu istituita una nuova moneta da 20 lire in argento avente il medesimo diametro ma un peso di 20 grammi ed un titolo di 600 millesimi. Le monete di questo tipo datate 1929, 1930, 1931, 1932,1933 e 1934, furono prodotte, in numero limitato, appositamente per i numismatici e, pur avendo corso legale, non furono destinate per la circolazione [ibid., pp. 33, 42, tab.].
Lanfranco [1933c, pp. 273-274], a proposito di questa moneta, ci dice che: "Fu coniata a seguito del riordinamento della circolazione monetaria metallica stabilito con il RDL 1148/1927, il quale, mentre dichiarava prescritte, entro il 30 settembre 1927, le vecchia monete di argento divisionali da 50 centesimi, 1 e 2 lire e fuori corso, per la stessa data, gli scudi di argento da 5 lire, istituiva una nuova moneta di argento del taglio da 20 lire della quale autorizzava la fabbricazione e l'emissione per il valore nominale di 700 milioni di lire in sostituzione di egual contingente di biglietti di Stato da 5 e 10 lire. Per la coniazione di questa nuova moneta si decise di utilizzare il metallo ricavato dalla demonetizzazione delle monete di cui sopra dichiarate fuori corso o prescritte. Però per meglio utilizzare la massa di argento, resasi per tal modo diponibile, la Direzione Generale del Tesoro pensò, per ragioni economiche, di non conservare la proporzionalità del peso della nuova moneta in confronto con quelle da 5 e 10 lire, anche per non renderla troppo pesante ed ingombrante, dato il suo potere di acquisto relativamente ridotto, e per le stesse ragioni di economia decise anche di adottare una lega di argento meno ricca e precisamente di ridurre il titolo della pasta monetaria da 835 a 800 millesimi. Colla trasformazione delle vecchie monete da 1 e 2 lire nelle nuove monete da 5 e 10 lire erasi effettuato un alzamento di valore da 1 a 5. Adottando per la nuova moneta da 20 lire il peso di 15 grammi (invece di 20 grammi come sarebbe stato dato dalla proporzionalità) e riducendo il titolo da 835 a 800 millesimi l'alzamento è stato di 1 a 7,354 con una economia (calcolandosi in 360 lire il prezzo del chilo dell'argento fino) di 60 milioni di lire. La riduzione del peso era anche consigliabile per ragioni di tecnica monetaria, ed invero volendosi fare una moneta di grande diametro (circa il diametro del pezzo d'oro da 100 lire) dovendosi pensare di dare un piccolo spessore per impedire i tentativi di falsificazione che l'aumentato valore della nuova moneta non avrebbe mancato di suscitare. Una moneta di grande diametro (circa 35 mm) anche di piccolo spessore specialmente se di titolo non molto alto (800 millesimi) riceve sotto la pressione della macchina coniatrice una sufficiente durezza per circolare senza pericolo di piegarsi: mentre che la moneta falsa ottenuta per fusione con metalli ignobili con le caratteristiche di grande diametro e piccolo spessore non può entrare nella circolazione, essendo facilmente riconoscibile perché si piega sotto la semplice pressione delle dita."
Le monete da 20 lire in argento, del tipo "Littore e Italia genitrice", furono coniate dal 1927 al 1934, complessivamente, in 6.005.400 pezzi, per un totale di 120.108.000 lire, compresi i pezzi, non emessi, datati 1927-V [Lanfranco 1933c, p. 276; MdF 1940, pp. 40, 42, tabb.].