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Vittorio Emanuele III di Savoia (1900-1936) Re · Regno d'Italia

5 centesimi · 1919-1937

Spiga 2° tipo · ø 19,5 mm · 3,202/3,298 g · Æ

Vittorio Emanuele III di Savoia 1900 1936 Re Regno d'Italia 5 centesimi 1919 1937 Spiga 2 tipo 19,5 mm 3,202 3,298 g dritto
Vittorio Emanuele III di Savoia 1900 1936 Re Regno d'Italia 5 centesimi 1919 1937 Spiga 2 tipo 19,5 mm 3,202 3,298 g rovescio
  • Note tipologia keyboard_arrow_down

    La spiga di grano raffigurata nei rovesci delle monete da 5 centesimi, sia del 1° sia del 2° tipo, rappresenta la feracità dell'Italia alma parens frugum; simbologia ispirata all'incisore capo Attilio Motti dalle antiche monete di Metaponto [MdF 1940, p. 24].

    Tuttavia, presso il Museo della Zecca di Roma, è conservato un modello di Benedetto Pistrucci, realizzato in cera bianca su ardesia, di forma circolare, del diametro di 65 millimetri e spesso 1-2 millimetri, raffigurante una spiga di grano. Il modello in oggetto fu acquistato nel 1912 dal Museo Numismatico della Regia Zecca e da allora fu disponibile all'osservazione degli incisori della Zecca, quindi anche a quella di Motti. Il modello di Pistrucci è stato catalogato nel 1989 in una monografia del Bollettino di Numismatica [Pirzio Biroli Stefanelli I, p. 246, n. 392], dove è annotato che: "Pistrucci, ispirandosi alla monetazione di Metaponto, intendeva probabilmente utilizzare il modello per una moneta o una medaglia", ed è riprodotto nel relativo volume delle Tavole [Pirzio Biroli Stefanelli II, tav. n. 392]. La comparazione del disegno della moneta di Motti con il modello di Pistrucci, rileva la loro stretta somiglianza e che la prima si differenzia dal secondo solo per la forma della spiga più sottile ed allungata.

    Dopo essere stati radicalmente rinnovati i modelli delle monete d'argento, si rese necessario rinnovare pure quelli delle monete di bronzo, che, gradatamente, sarebbero dovuti scomparire dalla circolazione per essere sostituiti con monete da 10 centesimi e 5 centesimi in nichelio puro, il quale aveva già fatto ottima prova con la moneta da 20 centesimi del tipo "Libertà librata". Infatti, nell'amministrazione si era affermata l'idea che in un non molto lontano avvenire la circolazione avrebbe dovuto essere quasi per intero costituita da monete coniate in nichelio puro, metallo, per le sue caratteristiche fisiche, più adatto del bronzo alla monetazione sebbene la sua lavorazione sia più complicata. A tale scopo la L 659/1914 autorizzò la coniazione di nuove monete da 10 centesimi in nichelio puro, per l'ammontare di 10 milioni di lire, in sostituzione di pari somma di monete da 20 centesimi, di cui veniva ridotto il contingente. Pertanto, l'utilizzo del bronzo sarebbe stato dunque limitato alle sole monete da 2 centesimi e 1 centesimo. Tuttavia, la guerra del 1915-1918 interruppe quanto era stato programmato e, in parte, realizzato. Nel dopoguerra si dovette riformare tale programma adeguando, nei suoi progetti, la specie e l'impiego del metallo monetario al nuovo valore della lira. Le monete da 2 centesimi e 1 centesimo non furono più coniate e il mercato dei metalli determinò la creazione di nuovi tipi di monete da 10 centesimi e 5 centesimi in bronzo di nuova composizione e con peso e dimensioni ridotte. Queste nuove monete furono coniate con il metallo ricavato dalla rifusione, autorizzata tramite il RDL 627/1920, di quelle di vecchio tipo di pari valore, di maggiore diametro, il cui ritiro dalla circolazione iniziò nel 1919 e da allora proseguì ininterrottamente [MdF 1940, pp. 23-24].

    Per la composizione metallica destinata alle monete di bronzo da 10 centesimi e 5 centesimi, dopo molte prove e molti esperimenti fu prescelta la lega ternaria composta da rame, stagno e zinco, che già aveva fatto buona prova nelle monete di bronzo della maggior parte dei Paesi esteri e che si prestava ad essere ottenuta, con una semplice aggiunta di piccole parti di stagno e di zinco, dalla pasta delle vecchie monete di bronzo da demonetare. Questa pasta metallica aveva inoltre il grande vantaggio che dovendosi aggiungere una piccola percentuale di zinco, la vecchia pasta monetaria di lega binaria usata fino a tutto il 1918 (composta da rame e stagno) veniva molto migliorata e resa più adatta per le operazioni di trasformazione dei tondelli per le nuove monete a causa dell'azione deossidante dello zinco. Pertanto, per passare dalla vecchia pasta metallica monetaria (96 Cu + 4 Sn) alla nuova pasta metallica (95 Cu + 4 Sn + 1 Zn) bastava aggiungere per 100 kg di vecchie monete da demonetare 0,0421 Kg di stagno e 1,0105 Kg di zinco [Lanfranco 1933b, p. 135].

    Durante il regno d'Italia, il corso legale delle monete di bronzo, ogni pagamento tra privati, era limitato ad 1 lira; lo Stato, tuttavia, aveva l'obbligo di riceverle senza limite di somma nelle casse pubbliche [Carboneri 1915b, p. 296].

    Le monete da 5 centesimi in bronzo, del tipo "Spiga", furono coniate dal 1919 al 1937, complessivamente, in 454.383.371 pezzi, per un totale di 22.719.168 lire e 55 centesimi [MdF 1940, p. 57, tab. C2].


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