Nonostante la Convenzione con la Lega monetaria latina, causa le mutate condizioni economiche, prevedesse che, a partire dal 1862, le monete in argento da 2 lire, 1 lira, 50 centesimi e 20 centesimi dovessero essere coniate con il titolo di 835 millesimi ed avere corso legale limitato, quelle da 5 lire continuarono ad essere coniate con il titolo di 900 millesimi e ad avere corso legale illimitato. In questo modo la coniazione delle monete da 5 lire in argento veniva riservata unicamente ai privati, proibendosi implicitamente allo Stato di proseguirne per proprio conto la fabbricazione. Per effetto della L 788/1862, i privati conservavano la facoltà di richiedere dalle zecche dello Stato la coniazione delle monete da 5 lire; essi, secondo quanto stabilito dal RD 370/1861, dovevano pagare, quale diritto di coniazione, 1,72222 lire per ogni chilogrammo d'argento fino lavorato; cosicché, l'argento fino monetato a pieno titolo (900 millesimi), dedotti i diritti di coniazione, veniva ad avere il valore di 220,50 lire al chilogrammo. Pertanto, il valore intrinseco delle monete d'argento a pieno titolo era di 222,22222 lire al chilogrammo. Tuttavia, a seguito di quanto stabilito dalla Convenzione addizionale della Lega monetaria latina del 31 gennaio 1874, si cercò di limitare la coniazione di queste monete e, causa la diminuzione del prezzo dell'argento, si procedette al ribasso dell'accetazione in zecca dell'argento, da 220,50 lire a 218,88 lire al chilogrammo, al fine di impedire che i privati richiedessero ingenti coniazioni con lo scopo di lucrare sulla differtenza di prezzo fra il metallo e la moneta [Carboneri 1915b, pp. 296, 299, 340-341, 482]. Successivamente, fu emanata la L 2651/1875, che autorizzava il governo a dare esecuzione alla citata Convenzione del 1874, e, nel 1877, a seguito uno scambio di note diplomatiche tra i Paesi della Lega, si decise, sempre a causa del continuo deprazzamento dell'argento, di sospendere definitivamente in tutti gli Stati la coniazione delle monete da 5 lire. Fu comunque concesso all'Italia di eseguire nel 1878 un'ulteriore coniazione, poi effettuata sia a nome di Vittorio Emanuele II sia a nome di Umberto I, nel frattempo asceso al trono d'Italia. Infine, a seguito della Convenzione della Lega monetaria latina del 5 novembre 1878, fu sancita la sospensione definitiva della coniazione delle monete da 5 lire, salvo poterla eventualmente riprendere tramite l'accordo unanime degli Stati contraenti. L'Italia, ottenne a stento la facoltà di coniare, utilizzando delle piastre borboniche giacenti presso il Tesoro, un ulteriore quantitativo di monete da 5 lire, rinunciando ad utilizzare le altre monete antiche di argento in ulteriori coniazioni del genere [Carboneri 1915b, pp. 300, 348, 477, tab.]. Tuttavia, in Italia, queste monete furono coniate anche nel, 1901, 1911 e 1914.
Le monete in argento da 2 lire e 1 lira del tipo "Quadriga veloce" e quelle da 5 lire, 2 lire e 1 lira del tipo "Quadriga briosa", sono frutto del medesimo studio e, pertanto, rappresentano l'evoluzione del medesimo soggetto, raffigurato in due tipi monetali diversi. Infatti, nel maggio del 1908 furono effettuate le prime emissioni delle monete in argento da 2 lire e 1 lira, del tipo "Quadriga veloce". Tuttavia, nella seduta del 23 giugno 1908 della Commissione monetaria, il commissario Gnecchi si fece portavoce delle critiche del pubblico in merito alle nuove monete in argento. Le maggiori critiche erano rivolte alla posizione della figura dell'Italia che sembrava non essere esattamente a piombo sul carro, ma fra questo ed i cavalli; inoltre, la forma del carro non pareva essere, come doveva, quella di un carro trionfale. Essendo però l'emissione in corso, la Commissione fece in modo di fare pervenire al modellista il suo desiderio affinché, in occasione della futura moneta da 5 lire in argento, fossero apportate le modifiche necessarie [Lanfranco 1931c, p. 340]. Qualche difetto rilevato nella moneta da 2 lire, che fu la prima ad essere emessa, fu subito corretto nelle monete da 1 lira e, a partire dal 1909, anche nelle stesse monete da 2 lire, nelle quali la firma del modellista fu posizionata diversamente. Successivamente, lo scultore Calandra, accogliendo i desideri della Commissione, realizzò dei nuovi modelli che furono presentati il 12 febbraio 1912, incontrando l'unanime consenso, sia per il ritratto del re ben riuscito e liberato del cerchio di fogliette nel quale era contenuto, sia per la quadriga più agile e movimentata (che da "veloce" divenne "briosa") e per la figura dell'Italia uscita dalle strettoie e poggiante effettivamente sul carro. Fu pertanto espresso il parere che per le future coniazioni delle monete d'argento da 5 lire, 2 lire e 1 lira dovessero essere utilizzati i nuovi modelli, parere che fu accettato dall'Amministrazione del Tesoro [Lanfranco 1932b, p. 302]. La serie monetale della "Quadriga briosa" è, senza alcun dubbio, una delle più belle coniazioni della numismatica contemporanea, dove il grande modulo da 5 lire ne rappresenta l'indiscutibile icona di vigore e bellezza.
Le monete da 5 lire in argento, del tipo "Italia su quadriga briosa", furono coniate nel 1914 in 272.515 pezzi, per un totale di 1.362.575 lire [Carboneri 1915b, pp. 886-887, tab. B1; MdF 1940, p. 49, tab. A3].
Tra le monete aventi la legenda del contorno composta dai tre motti fert, in incuso tra nodi e rosette, se ne possono trovare alcune in cui, seppur raramente, per la consunzione, deformazione o rottura, dovuta all'usura delle lettere f, e, r e t poste in incuso sulla ghiera, uno, due o tutti i tre motti si presentano alterati in fekt, fent, fept, feri, ffkt, ffrt, fih, fikt, fkrt, iiki o iirt. Più frequentemente, invece, può capitare che, per l'errata disposizione della ghiera, vi siano delle monete che presentano la legenda del contorno impressa al contrario, ossia quando i tre motti fert appaiono capovolti rispetto alla faccia del dritto.